Vai al contenuto principale

Non è possibile raccontare un territorio senza coinvolgere chi lo vive e – per quanto possa essere aspra la vita di montagna- sceglie di onorarne, sospinto da un istinto primordiale, la memoria.

Nelle terre alte la memoria genera senso di appartenenza e attraverso le tradizioni, le storie e i sapori tutto acquisisce magicamente un senso. I sacrifici lentamente perdono peso sulla bilancia della quotidianità.

Il mio paese muore” recita una poesia di Claudio, un paesano di Vico Pancellorum, una verità talmente ovvia che è l’apertura del film Tessere il Valico di Cesare Baccheschi.

L’abbandono delle terre alte è infatti un tema sociale che le valli delle Alpi e soprattutto dell’Appennino stanno vivendo da anni con problemi pratici che ne accelerano l’erosione demografica.

Basta che chiuda un bar per uccidere un paese, che il piccolo alimentari con l’arredamento in formica non sopravviva al passaggio generazionale e la sorte di una frazione è decretata. Lo stesso vale per le scuole e i trasporti. Per una famiglia vivere oltre i 500 metri di quota rappresenta un’ulteriore complicazione che spesso porta alla resa.

Senza dubbio la riscoperta delle attività all’aria aperta può aiutare. Negli ultimi anni c’è stata una riscoperta delle esperienze “outdoor”, del turismo responsabile o delle vacanze attive ma il rischio è che la ricaduta sul luogo non vada oltre l’attività in sé, coinvolgendo ben poco il territorio e chi ci vive.

L’approccio dovrebbe essere infatti più sistemico e inclusivo, puntando su coloro che possono effettivamente raccontare –a proprio modo- la vera anima del luogo che temporaneamente ci ospita, in una modalità genuina e immersiva che dia spessore all’intera esperienza.

Andare ben oltre le attività, le escursioni o la tavolata al ristorante insomma.

Con CamminoLento abbiamo voluto dare voce a questi protagonisti coinvolgendo paesani, pastori, ristoratori, apicultori in un progetto che cerca di fare rete, ristabilendo tutte quelle connessioni che nel passato erano la vera economia della valle. 

Ai giorni nostri si chiama “economia circolare” ma per chi vive le terre alte era, più banalmente, la quotidianità.

Siamo partiti quindi dai sentieri, le vecchie vie di comunicazione – nel vero senso della parola – che collegavano le comunità un tempo arroccate nella parte alta della valle. Insieme ai paesani di Casoli abbiamo ripristinato l’antico sentiero che collegava Ponte Nero, a Canyon Park, con Casoli. Con motoseghe e frullini loro sono partiti dall’alto e noi dal basso, riportando in vita una via di comunicazione millenaria.

Questo collegamento ci ha permesso di accedere ai prodotti locali della trattoria Marina, l’unica di Casoli (e per questo un presidio attivo di vitalità) dove ci fermiamo a comprare il pane fatto da loro e il formaggio dei pastori di Lucchio, o il miele della Carla di San Cassiano.

La trattoria è gestita da Giuliano, un giovane cuoco rientrato dall’estero per riportare nella propria terra l’esperienza accumulata in giro per il mondo.

Uno dei cammini che abbiamo studiato prevede il merendone a Lucchio in casa dei pastori, mangiando alla loro tavola i prodotti dei loro animali preparati nei loro locali.

È incredibile come consumare un cibo là dove viene creato ne esalti il sapore!

I pastori locali (il cui amabile volto -che non ti aspetteresti- è quello di Pamela) ci hanno dato il permesso di dormire sui loro terreni e vedere il trattamento che ci riservano quando li incontriamo per i sentieri è la più grande delle soddisfazioni.

Ma abbiamo anche voluto dare voce agli abitanti delle terre alte, proprio perché la memoria è la base sulla quale coltivare un frutto prezioso a queste altitudini: l’identità. È straordinario quanta voglia i montanari, tradizionalmente riservati e taciturni, abbiano di raccontare…

Con Valentina e Andrea, accompagnati da Jacopo anima del progetto non-profit ECOlab che disegna le attività di CamminoLento, abbiamo organizzato “Tessere il Valico – Val di Lima”.

Un viaggio di dieci giorni attraverso i paesi della Val di Lima dove i due contastorie –spostandosi esclusivamente a piedi per i sentieri- raccoglievano le storie dai paesani, le elaboravano nel bosco, per poi rappresentarle in piazza nel paese successivo con spettacoli seguiti da decine di persone. Un altro artista, il regista Cesare Baccheschi, dalle riprese ha realizzato un film presentato in anteprima al Teatro Accademico di Bagni davanti a un pubblico che da anni non era così numeroso. L’obiettivo è quello di partecipare a manifestazioni cinematografiche a sfondo sociale e la Regione Toscana ha patrocinato la realizzazione.

Il racconto consapevole genera conoscenza e da questa nasce l’amore per un territorio.

Alle Strette di Cocciglia sono stati installati dei pannelli che raccontano la viabilità del passato, le attività antropiche sul luogo, l‘ecologia del bosco e del canyon con molti approfondimenti online. I contenuti sono stati elaborati da un comitato scientifico, coordinato dall’architetto Jacopo Bardi che include geologi, biologi e l’Istituto Storico Lucchese. Anche il percorso natura ha ottenuto il patrocinio della Regione Toscana.

Tutte queste iniziative sono finanziate da Canyon Park, il promotore insieme a ECOlab del progetto CamminoLento, con una quota generata delle entrate delle attività di cammino. Il 13% del prezzo viene infatti destinato alla valorizzazione e promozione attiva del territorio senza alcun contributo economico esterno. Questo ci permette una maggiore flessibilità, rapidità e autonomia che in altri modi difficilmente sarebbero raggiungibili.

Siamo convinti che ci sia un gran desiderio inespresso di conoscere storie vere, di riscoprire sapori genuini e di visitare luoghi che, messi tutti insieme, rappresentano un elemento essenziale: le nostre radici.

Coinvolgere il territorio, gli abitanti e le loro storie non sarà la soluzione definitiva, ma sicuramente ci avvicina a ristabilire quell’economia che un tempo rendeva la montagna un luogo in cui vivere.

Forse la vera circolarità è tra passato e futuro, un ciclo virtuoso nel quale la memoria del passato plasma un futuro più a misura d’uomo. E viceversa.

— Paolo Roverani